Vejano

 

E’ un piccolo paese della provincia di Viterbo, attualmente di 2140 abitanti.

La parte più antica di esso è certamente d’origine medioevale.

Occorre, pertanto sfatare la diceria, ripetuta fino alla nausea da certi presunti eruditi, di una sua qualche relazione con la città di Veio, nata per l’assonanza del nome, “recentemente” attribuitogli.

Non c’è, infatti, nessuna prova storica  che conferma quest’ipotetica asserzione, ma solo un puerile tentativo di voler dare lustro a persone umili di cui, invece, occorre imparare ad esserne orgogliosi.

Con questo non si vuol negare che il vasto territorio, che circonda Vejano e la stessa roccia di tufo su cui si erge (si ergeva, purtroppo!) maestosamente il vecchio Borgo, sia stato abitato nell’età arcaica ed, in seguito, dalle popolazioni a noi più vicine, comprese quelle etrusche e romane.

In tutta l’area circostante, d’altra parte, si sono succedute e sovrapposte civiltà millenarie, testimoniate da reperti archeologici, che meriterebbero un approfondito e sistematico studio, per ora poco probabile per mancanza d’interesse culturale ed anche  per una storica indolenza istituzionale.

Di recente, infatti, durante il restauro ed il consolidamento del promontorio, su cui è adagiato ciò che resta del vecchio caseggiato, sono stati trovati reperti archeologici (per puro caso), risalenti  dal XVII al XIII sc. a.c., ben conservati ed esposti nel museo comunale di Barbarano Romano.

Nella bacheca, a commento di essi, vi si legge: “Ai piedi della rupe su cui fu costituito l’abitato medioevale di Vejano, lungo la strada che porta al santuario di S. Orsio, è stato messo in luce un complesso di strati di età protostorica.

Il terreno addossato alla rupe ha conservato eccezionali testimonianze di un insediamento che molto probabilmente occupava quello medioevale, la sommità e le pendici del pianoro tufaceo tra il XVII e XIII sec. a.c.

Le ricerche, ancora in corso, hanno portato alla raccolta di frammenti ceramici, esclusivamente d’impasto lavorato a mano, conservanti superfici lucidate e ben lisciate, insieme a grandi quantità di semi carbonizzati, in prevalenza leguminose ( favino e cicerchia) e ossa di animali sia domestici che selvatici quali cervo, cinghiale, tasso.

La maggior parte delle forme ceramiche riconducibili si inquadra tra la fase avanzata della media età del bronzo, come i frammenti decorati, la scodella ad orlo rientrante, alcune ciotole carenate, e l’età del bronzo recente.

Particolarmente interessante, proprio perché poco noto in etruria, il panorama formale di questo periodo, cui appartengono le anse conformate a papera, rappresentate da un numero notevole di fogge e molte delle ciotole carenate e arrotondate di fattura assai curata, destinata alla mensa”.

La supposizione più vicina alla verità è che Viano (Vejano) sia stato originato da un tenimento, cioè da una specie di azienda agricola autosufficiente, con l’intento di coltivare  e di difendere il terreno durante il periodo feudale.

Questo risulta anche dall’attento esame degli Stati d’anime, conservati nell’archivio parrocchiale, da cui si rivela che il paese è andato lentamente crescendo come nucleo abitativo e come persone residenti.

Nel 1830, il paese comprendeva le seguenti vie: Rocca dell’Eccellentissimo Principe, Vicolo di Fuori, Vicolo di Mezzo, Vicolo della Cappella e Via del Borgo e contava 670 abitanti.

Nel 1843, alle vie, suindicate, si aggiungeva il Prato, in altre parole gli abitanti la cui residenza si trovava oltre il ponte che divide il vecchio paese da P.za XX Settembre.

Il così detto Prato, in quell’anno, comprendeva 151 famiglie, composte di 235 abitanti, il cui totale raggiungeva il numero di 767.

Riguardo al nome Vejano si chiamava Viano.

Si può, pertanto, dedurre, con ragionevole supposizione, per la sua assonanza con “via”, che il nome stava ad indicare “luogo di via”, cioè di passaggio.

Esistono, infatti, vari  resti di ritrovamenti di strade che s’intersecano, di cui la principale è la consolare Via Clodia e, forse, non è da trascurare nemmeno che la parte più antica del paese si trova sopra un crocevia di torrenti, come il Crovino, il Fosso del Bagnolo ed il fiume Mignone, su cui si affaccia l’antico caseggiato.

Il 7 Luglio 1872, il Consiglio comunale presieduto dal Sindaco sig. Mariano Montebovi deliberò il cambiamento di nome da VIANO in VEIANO con la “I”, “al fine di togliere disguidi postali che dannosi riescono alle corrispondenze ufficiali che private.

Pertanto il signor Presidente propone di assegnare al Comune il nome di VEIANO perché denominazione che riteneva per l’antico”. ( Quest’ultima affermazione, che non risulta da nessuna citazione e documento, si motiva perché ispirata dal territorio con cui veniva designata la zona al di fuori di Roma, fino all’altezza di Sutri, detta “ager veientanus”.

In seguito, con decreto regio del 11 Agosto 1872 veniva decretato che “Il Comune di Viano, nella Provincia di Roma, è autorizzato ad assumere la denominazione di “VEJANO” (con il “j”).

Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserito nella raccolta ufficiale delle Leggi e dei Decreti del Regno d’Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Valsavaranche addì 11 Agosto 1872

 

                                                  VITTORIO EMANUELE”

 

Stemma e Gonfalone

 

 

                                   “Vista la circolare del 18 Novembre 1931 n. 8600/6 della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Consulta Araldica, riflettente lo stemma civico ed il gonfalone;

Considerato che ancora questo Comune non ha iniziato le pratiche regolamentari per il riconoscimento del proprio stemma e del proprio gonfalone ai sensi del R.D. 14/6/1928 n. 1430:

In applicazione dell’art, 1 del Decreto Legge 20 Marzo 1924 n. 442 con cui si fa divieto assoluto di usare stemmi e gonfaloni non legalizzati dalla Consulta Araldica;

Visto il cenno storico che si allega;

Considerato che fino al 1870 (?) il paese di Vejano, allora Viano ha sempre tenuto per proprio lo stemma gentilizio della famiglia feudale e che l’amministrazione pubblica chiamatasi a volte Curia Baronale ed a Volte Comunità di Vejano, il tutto come risulta dalle antiche scritture dell’archivio;

Ritenuto che delle famiglie feudali, Orsini, Santacroce ed Altieri, succedutesi nella signoria del luogo, quella che ha maggiore ragioni storiche col paese è la famiglia Santacroce che oltre aver feudato Borgo e Castello lo difese sempre con la spada e con il diritto;

Considerato che l’attuale stemma del Comune, rappresentato da un toro, suona quasi d’ingiuria, essendo stato il paese distrutto dai Borgia che del toro innalzarono le insegne e che anche dopo i Santacroce lo riedificarono;

Che, inoltre, anche il Comune di Oriolo Romano innalza per stemma un pellicano che è proprio il cimiero araldico della famiglia Santacroce e che, quindi, nulla osta a che il Comune torni ad innalzare come proprio stemma quello che nei secoli scorsi è stato sempre l’emblema del Comune e del suo Signore;

Delibera

 

Di assumere per stemma del Comune quello che per tanti secoli è stato l’emblema della Signoria di Vejano e quindi del paese e cioè “Partito d’oro e di rosso alla croce scorciata dell’uno e dell’altro. Il tutto sormontato da corona del Comune e per il gonfalone lo stesso che in guerra ha segnato le truppe della Signoria e cioè: Partito d’oro e di rosso alla croce scorciata dell’uno e dell’altro, contornato da frangia dorata e con i nastri dei due cordoni coricati in punta al Fascio littorio.

Il tutto come risulta dai tipi che si allegano.

Fatto, letto e confermato

                                                                       Il Commissario Prefettizio

                                                                       Enzo Di Napoli Rampolla

                                                                                                                      Il segretario

                                                                                                                         Fragale”

 

La presente deliberazione è stata pubblicata all’albo pretorio il 24/1/1932 senza reclami.

                                                                                     Il segretario

                                                                                        Fragale