Il Borgo

 

Con il nome “Borgo” viene impropriamente indicato a Vejano la parte storica del paese.

Ormai su questo nucleo abitativo c’è poco da dire.

L’incuria lo ha quasi totalmente cancellato.

La maggior parte dei giovani non l’hanno mai conosciuto e ne ignorano perfino l’esistenza.

Dei muri, eretti con l’intenzione di proteggere i visitatori da eventuali crolli, ne impediscono l’accesso, relegando il problema nel dimenticatoio, ad imitazione dello struzzo, che nasconde la testa sotto la sabbia, credendo d’aver trovato, in questo puerile modo, la soluzione del caso che andrebbe, invece, affrontato con mezzi diversi e più efficaci.

Quelli di una certa età, ne hanno perso la memoria.

Soltanto i vecchi ricordano con nostalgia la vita vissuta tra quei ruderi, silenziosi testimoni di un’esistenza, condotta onestamente e con dignitosa povertà.

Dal libro intitolato “Dall’ultimo posto”, scritto dall’attuale parroco, Don Felice Wlderk, non ancora pubblicato, estraiamo questo brano:

 

“ Ho un bellissimo ricordo di Via della Cappella, anche se velato di tristezza.

Ormai, purtroppo, non esiste più.

Dopo qualche giorno che risiedevo a Vejano (5 Settembre 1965), andai a far visita al così detto “Borgo” e ricordo di essermi soffermato ad osservarla, proprio in prossimità del Sacello.

Era certamente la più medioevale e la più caratteristica: stretta, selciata con pietre irregolari e bitorzolute, leggermente in discesa, con due piccoli larghi, uno a destra e l’altro a sinistra, su cui si evidenziavano delle magnifiche scalinate esterne.

I portoncini, che immettevano nel piano terra delle case, erano leggermente rialzati per la presenza di sottostanti cantine o grotte.

Le scale d’accesso alle abitazioni, pertanto, occupavano gran parte della strada, restringendo il passaggio e rendendolo quasi pedonale.

In fondo alla via, al centro di essa, c’era una costruzione particolare che aveva nel mezzo della facciata irregolare, nella parte alta, una finestra di forma ovale che la distingueva dalle altre, chiamata da alcuni “Palazzetto”, da altri “Ospedale”.

Era leggermente sopraelevata, perciò si poteva notare un ingresso abbastanza ampio.

Davanti a questo fabbricato, un’allegra fontanella rompeva il silenzio di quella scena muta, ma profondamente serena e tranquilla.

Essa lasciava immaginare la vita di un tempo, scandita dal rumore del passo chiodato del contadino e di quello ferrato del suo asino.

L’anello, posto ai fianchi degli ingressi abitativi, ricordava l’attracco degli animali da soma, amici dell’uomo, che ne condividevano la fatica ed il sudore della fronte.

Uno splendido sole, sul procinto di tramontare, illuminava il tutto, dando ad ogni oggetto, una colorazione e dei giochi d’ombre indescrivibili.

Nello stesso tempo, creava in me unico spettatore, in quella sera d’inizio autunno, uno stato d’animo di pace e di serenità, celestiali”.

Tutto questo, lo si sta inesorabilmente perdendo.

E’ necessario, pertanto, che cittadini sensibili ed orgogliosi della propria storia e cultura si organizzino in comitato, intitolandolo magari: “Gli amici di Vejano”, per dialogare, discutere ed eventualmente escogitare vie di recupero del vecchio Borgo,

 

POESIA SCRITTA DAL POETA

VEJANESE POMPEI ANACLETO

                         

borgo Vejano